Ancòra sul dilemma delle destre

Maude Adams,  la prima interprete di Peter Pan a Broadway 

Come ha scritto pochi giorni fa Massimo Franco sul Corriere della Sera, la Francia ripropone il tema ineludibile dell’esistenza di “due destre”, con idee agli antipodi sul Vecchio Continente.

Per la verità c’è una terza destra, ancora in costruzione, incompiuta per via della incertezza americana e della conseguente attuale indecifrabilità della relazione degli Usa con l’Europa e con il mondo.

Le due destre è, comunque, il titolo di un saggio di Marco Revelli di quasi 30 anni fa, ed a quello probabilmente Franco fa riferimento nel suo commento.

Questo grande lasso di tempo indica di nuovo la dimensione del problema e la sua connessione con la globalizzazione. Poco più di due anni fa, infatti, abbiamo scritto che la destra tecnocratica è il prodotto della frattura tra Stato ed economia degli anni Novanta del secolo scorso.

Da questo punto di vista, la risposta dell’altra destra, quella di Marine Le Pen e Jordan Bardella, che parla per conto dello Stato, non può essere derubricata a pretesa velleitaria o scorciatoia opportunistica. E non solo perchè sostenuta da molti voti.

D’altra parte, insistere che la via tra socialismo e tecnica, perfezionatasi con la leadership di Emmanuel Macron, ma suo tempo associata a Peter Pan, con il suo carico di immaginazione e di doppiezza, è una pistola scarica, rischia di essere stucchevole.

Una destra è ancòra in costruzione: Éric Zemmour l’aveva indicata in modo eccentrico, sempre al Corriere della Sera: “Io rifiuto le parole della sinistra, penso che la battaglia sia innanzitutto semantica” e, riferendosi a Marine Le Pen “…lei rifiuta di combatterla e riprende il linguaggio della sinistra”.

In altre parole, visto che le parole restano importanti, il capo di Reconquête pensa che la destra francese rischi di fare la fine della sinistra, sbagliando l’una con le parole dell’altra, se è vero che (quasi) sempre le parole riproducono il pensiero.

Come se all’ingranaggio delle destre unite mancasse un pezzo cruciale, verosimilmente l’aggancio all’America che, durante la presidenza del discusso Joe Biden, ha aumentato la sua indeterminatezza. In ogni caso, un piccolo tassello, cinico e beffardo.

Lo spostamento sull’orizzonte europeo, dove si concentra ormai quella interdipendenza prima globale e ancor più appariscente per velocità e intensità, ha ricadute immediato sullo scenario italiano (dove si sommano grande forza e grande debolezza).

E causa verosimilmente un cambiamento di prospettiva del percorso della volenterosa Giorgia Meloni. Che si sarebbe volentieri risparmiato.

vedi

Perchè a Meloni serve Zemmour

Il dilemma delle destre