Chi ha ucciso Aldo?

ph Mihaly Koles on Unsplash

Un clochard vive in modo bizzarro, dorme sotto i ponti, i portici o sulle panchine. Come Aldo, che dormiva in piazzale Ungheria, nel centro di Palermo. Era un senzatetto artista e filosofo. La bizzarria, la follia dei senzatetto sono atti d’ amore, donarsi alle città che li ospita, offrendo se stessi, il proprio corpo e la propria anima alle intemperie, al catrame, alle suole delle scarpe altrui.  Tutti gli atti di amore sono follie. Purtroppo, però, non sempre è vero il contrario. La follia, spesso, non è un atto d’ amore. Quella del nostro tempo sta nell’ avere smarrito la dimensione del dolore. E’ un tempo senza sangue e sudore. La morte sta dentro la vita, la nutre attraverso la paura, quel sentimento complesso e antico che permea di se l’ Antico Testamento in ogni forma e in ogni luogo. Il serial killer italiano più spietato di sempre confessò di non avere avuto il coraggio di suicidarsi per paura del dolore, per timore della sofferenza. Ma, forse, il suo era il timore dell’ ignoto, perchè chi dà il dolore agli altri spesso non conosce il dolore. E’ quello che accade ai benpensanti e ai figli dei benpensanti, alla borghesia che “mio figlio è un bravo ragazzo”. La morte, oggi, è diventata banale, senza causalità. Sulle strade delle città europee, quando la danno i terrorismi. Oppure data a chi ha scelto di non difendersi perchè non c’è nulla da attaccare, come Aldo. E’ successo. E poco importa che tipo sia chi materialmente ha ammazzato Aldo. Ciò che emerge è l’ ignoranza rispetto al valore della vita. I teen-ager morti nella discoteca gonfiata di gente, di droga e di testi di canzone sbagliati non conoscevano la passione amorosa. Ma quelli rimasti, purtroppo, non la conosceranno. E’ la passione senza certezze. Che rischia di essere sepolta dagli algoritmi, dalle chat e dai social. Nel nuovo millennio spariscono il batticuore, le dichiarazioni e i balli lenti. Come il Novecento seppellì la poesia, l’ erotismo e le tentazioni.

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