Il davanzale di Angela

ph Dainis Graveris on Unsplash

Distratti dal davanzale della senatrice Angela, tanti, troppi non hanno avuto la sensibilità di leggere nel suo cuore. Ipocriti e dimentichi del latte materno che li ha nutriti, avidamente attaccati, per decenni, al Nord come al Sud, al grande capezzolo mafioso.

La mafia, sedotta e abbandonata.

I grandi capi mammasantissima, la pancetta del boss status symbol per eccellenza, metafora e rovesciamento degli amorevoli e protettivi respingenti, oltraggiati da anni di antimafia prima e antimafia di facciata poi che hanno coperto sotto una coltre di silenzio le tante considerazioni sulla mafia buona e su quella cattiva.

Esse tuttora animano il dibattito storico e sociologico intorno alla mafia agraria – più prettamente legata alla Sicilia occidentale  – e industria del crimine, più catanese, calabrese, campana e milanese d’adozione.

In quel divorzio, pare avvenuto lungo i bordi di un tavolo liberty del Grand Hotel et Des Palmes, ci fu il funerale della mafia Novecentesca e, forse, il battesimo del nuovo mondo che verrà.

“La nostra mafia che ormai non ha più quella sensibilità e quel coraggio che aveva prima. Perché noi la stiamo completamente eliminando. Perché nessuno ha più il coraggio di difendere il proprio territorio” dice la senatrice pro-mafia. Non si tratta certo di uno sdoganamento, perchè nelle assemblee legislative non si muove foglia che la mafia non voglia.

Del resto dove comanda la mafia i posti nelle istituzioni sono occupati da cretini, diceva Giovanni Falcone. Direi che ci siamo.

Ma la simpatia per la mafia e la perorazione di Maraventano altro non sono che il riflesso nazional-popolare delle considerazioni di Gianfranco Miglio, raffinato studioso della politica che, realisticamente, indicava le mafie come espressione della società e placidamente tale vadano considerate. Ancòra Falcone sosteneva che non esistono una società civile buona e una società politica cattiva.

Forse Angela Maraventano ha esagerato ma, si sa, al cuor non si comanda. Se vogliamo, poi, domandarci perchè la Lega sia stata il partito di riferimento del professore Miglio e, oggi, quello in cui milita(va) la signora, troveremo una risposta nel carteggio pubblicato, tanti anni fa, dalla rivista MicroMega in cui si confrontarono le ragioni della Rete di Leoluca Orlando e quelle della Lega di Umberto Bossi.

La Rete di oggi avrebbe reso possibile a cittadini senza potere di entrare nella stanza dei bottoni per, poi, ottenere una impressionante riduzione del numero dei parlamentari. Ma questa richiesta era stata avanzata dall’altra Rete una trentina d’anni fa. Una cosa che il sindaco di Palermo non ha mancato di rivendicare

 

 

 

 

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