Il mondo al contrario dei giudici

Il Forum Palermo, noto centro commerciale di Palermo

Come in una angosciante trasformazione, in cui prendono le sembianze della belva contro cui stavano lottando, i giudici riuniti sotto l’insegna dell’Associazione nazionale magistrati, toghe travolte dagli scandali e dalla ormai terremotata credibilità (tanto più penosa se confrontata col prestigio e la delicatezza della funzione), hanno ricordato, a Palermo, gli esordi di Forza Italia.

Allora c’erano i reduci della Prima Repubblica bombardata da Antonio Di Pietro a cercare protezione. E quella vicenda ebbe una anticipazione nel Forum, il cartello capitanato dal sindacalista della Cgil catanese Luciano Piccolo che sfidò Leoluca Orlando candidato sindaco nel 1993.

Oggi, al posto dell’imprenditore sceso in campo nell’Euromercato di Casalecchio di Reno, si chiamava Silvio Berlusconi, a difendere una casta di privilegiati con la coscienza sporca c’è nientemeno che il capo dello Stato.

Forza Italia, nella sua compiutezza, fu espressione della tradizione liberale e laica, del cattolicesimo aperto e tollerante e, soprattutto, del legame con il Gop, dovuto a quel galantuomo di Antonio Martino, e purtroppo oggi non ci sono ne i Martino ne il partito repubblicano americano, che è l’ombra di quello che fu.

Sia altrettanto chiaro che la stragrande maggioranza dei magistrati sono persone serie, competenti e rigorose, che rivestono un ruolo di importanza anche educativa, morale, e che sarà sempre così. Ma l’immagine prodotta è di un mondo in decomposizione e di una necessità impellente e triste di sopravvivere al proprio passato.

Abusi ingiustificati, imperdonabili, palesi iniquità, arroganza e protervia. Mancanza di serenità al netto delle stesse stragi di mafia che, certo, hanno messo a dura prova i nervi di tutti. Giudici contagiati da quello che forse è stato il male più grande della politica occidentale a cavallo tra due secoli: il conflitto d’interesse.

Con quale faccia si denuncia ancora la strumentalizzazione della riforma della giustizia quando sono i giudici da 30 anni a politicizzare, a strumentalizzare? Come si può gridare ai tentativi di delegittimazione, quando proprio i giudici hanno fondato il proprio potere su questa costante, puntando sempre il centro della democrazia, il Parlamento della Repubblica?

Qualcuno ha evocato una convergenza dei destini di Palermo e Genova: la prima, città dove le toghe si sono riunite al Teatro Massimo Vittorio Emanuele e, la seconda, dove il presidente della Regione è stato travolto da una inchiesta penale.

Anche li è successo qualcosa di nuovo. Infatti non hanno arrestato solo un politico, ma un giornalista televisivo, una delle categorie che attraverso il piccolo schermo (Vittorio Craxi le chiamava pamparane) ha alimentato per un bel pezzo il giustizialismo, mettendo il turbo alle peggiori pulsioni degli italiani. Un ribaltamento dei ruoli che rende ancora più enigmatico questo passaggio.