Il virus, la società e il coraggio

ph Tamara Bellis on Unsplash

La festa della donna – che cade l’otto marzo – potremmo dedicarla al medico di Cremona la quale, intervistata da Repubblica, ha raccontato cosa è successo all’inizio di questo pandemonio che evoca, sinistramente, la parola pandemia che ancora non si vuole pronunciare, ma forse, purtroppo, ci siamo quasi. Si tratta dell’anestesista trentottenne riuscita ad individuare il paziente uno perchè “quando un malato non risponde alle cure normali, all’università mi hanno insegnato a non ignorare l’ipotesi peggiore“.

Ella non è solo un medico. Deve avere risposto a un istinto che non si studia sui libri di scuola. E nemmeno sui doverosamente citati testi universitari. Infatti una delle tante cose che fanno paura della peste e delle sue moderne o ipermoderne varianti è la sua subdola, invisibile e pervasiva volontà di negare la vita. Nella misura in cui la vita non è il contrario della morte, ma è la ricerca di senso che si manifesta in qualsivoglia attività e che non è l’attività in se stessa a definire tale. Riconoscere la vita e la paura ancestrale di perderla sono tipicamente femminili.

C’è, poi, chi continua a vivere come prima: i ragazzi di Palermo che riempiono le piazze, fanno Vucciria mentre si ferma l’Italia, soprattutto quella del Nord, ovvero il paese dei mercanti e dei pendolari, dei giovani emigrati, umili, volenterosi e brillanti venuti soprattutto dal Sud, senza santi in paradiso. Ma anche l’Italia dei diversi, degli emarginati e degli esclusi. Non si tratta di decidere se il rischio per le strade della capitale della Sicilia sia elevato o meno. Ma di una cosa più importante che manca spesso nell’Isola: il senso della storia, la condivisione di un comune destino, la capacità di cogliere i mutamenti epocali.

Si tratta, cioè, di un attaccamento al presente degno di miglior causa, che non è tradizione ma il suo contrario. Si tratta spesso dell’esaltazione di quanto di negativo c’è nel moderno e di disprezzo dei sentimenti antichi, della sana brutalità, persino del primordiale attaccamento alla vita. “L’obbedienza alle regole mediche è tra le cause che hanno permesso a questo virus di girare indisturbato per settimane” ha detto l’anestesista di Codogno opponendo al diritto il rovescio. Esso non è negazione delle regole, ma la sua eccezione quando si configura come violazione autorizzata da una volontà superiore, insondabile e impenetrabile. Ciò che potrebbe chiamarsi coraggio.

 

 

 

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