In difesa dei forti

studio di David di Leonardo da Vinci

La corrida è uno spettacolo terribile. Visto attraverso le pagine di un libro straordinario come Death in the Afternoon di Ernest Hemingway appare come qualcosa di grandioso. Considerata nel solco della tradizione è così carica di simboli religiosi, di rappresentazioni della cultura e della natura, da abbagliare come il sole di Spagna. Ma non può esserci persona dotata di minima sensibilità che non colga la solitudine dell’ animale, lo scherno e il cinismo dell’ uomo, la tortura e la morte atroce replicata sei volte e, soprattutto, l’ offesa di quello che è proprio del toro, la passione del donarsi, quell’ infuocarsi in un breve spazio di tempo per, poi, cedere, sopraffatto da se stesso, ucciso dalla sua stessa forza. Sono tutti con gli animali contro chi li sevizia, chi li abbandona, chi non li ama o li considera. Ma, francamente, dimenticare gli uomini cosa è? Non gli anziani, i bambini, le donne fragili o sole, non i disabili. Non gli immigrati che qualcuno vorrebbe tenersi in Italia al posto degli italiani che sbagliano, i delinquenti o i criminali. Parlo degli uomini sani, forti, normali di una normalità che, a volte, è persino gretta o volgare ma non fa poi così male. Uomini le cui famiglie finiscono in frantumi, magari per cause a loro non imputabili, ai quali viene vietato di vedere i figli, ricattati o umiliati. Oppure uomini mortificati sul posto di lavoro perchè rigorosi, segati dalla vigliaccheria di chi prende il potere con l’ inganno e il servilismo. Vittime dell’ eterno complotto dei mediocri. Cosa è il mobbing se non l’ alleanza dei deboli, l’ unione dei perdenti che, poi, diventa club dei miserabili o partito dei cretini? Che società sarà una società senza forti, senza aristocratici? Come pretendere che sia ingiusta la precisione, la bellezza, il diritto? La stessa solidarietà, dove funziona, è frutto di metodo, di organizzazione, di principi maschili, virili. La cultura stessa è rigore, nettezza, freddezza senza la quale diventa banalità, ridicolo o follia. Non si può giudicare un orrore la corsa dei tori se non si ha avuto il coraggio di guardarla.

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