La capra espiatoria

ph Daniele D’Andreti on Unsplash

Circa 20 anni fa, sugli scaffali delle librerie italiane, compresa la celebre Feltrinelli di largo Argentina, una distesa di copertine color carta da zucchero introdusse il tempo che abbiamo attraversato, appunto, lungo un ventennio.

Il giurista Guido Rossi, con raro acume, spiegò che il problema – a distanza di qualche anno rivelatosi irrisolvibile (perchè questo fu la crisi del 2008: la impossibilità di risolvere un problema senza una soluzione radicale) – era il conflitto di interessi, il Conflitto epidemico, che è titolo appunto di quel saggio (Adelphi, giugno 2003).

Nella misura in cui la corruzione è un conflitto di interessi (pubblici e privati) essa si annovera, pure, tra le cause della grande crisi del secolo scorso, quella del ’29. Il fatto che l’economia giri, l’economicità dei servizi pubblici o il buon andamento della pubblica amministrazione, pur essendo aspetti della realtà molto diversi tra loro, possono pertanto subire gli effetti, anche in modo serio, di un fenomeno sostanzialmente identico.

Che il professor Vittorio Sgarbi, peraltro appassionato e competente, sia in conflitto d’interessi permanente effettivo è di una tale evidenza da far sorridere. Peraltro, è vero che presentare un’opera d’arte o contribuire latu sensu alla promozione della cultura è una attività talmente impenetrante, per usare un’espressione propria del tempo che abbiamo attraversato negli ultimi 20 anni, che è difficile trovare una ipotesi di reato.

Ecco, quindi, l’intervento di una Authority, una di quelle entità che rimandano al diritto fatto dai borghesi per i borghesi, con tutto quello che ne deriva in termini di incertezza. Ora, metti che qualcuno, inconsapevolmente affetto dalla Sindrome di Stendhal, si mettesse in testa di fare causa al museo a seguito di un capogiro alla vista della Nascita di Venere.

Quello che si imputa a Sgarbi è, infatti, di essere semplicemente quello che è, uno che vive di arte. Il poeta Hölderlin fece una distinzione precisa: “il nomos, la legge, è qui la disciplina, nel senso della forma secondo la quale un uomo si comporta verso se stesso e verso Dio, sono la Chiesa e la legge dello Stato e i principi della tradizione che stabiliscono, più rigidamente dell’arte, le condizioni di vita secondo le quali un popolo si è mantenuto e si mantiene nel tempo”. Più rigidamente dell’arte, appunto.

Ora sembra che Sgarbi, giudicando intollerabile diventare un capro espiatorio (proprio lui che dava della capra con molta facilità) voglia che “si estenda l’indagine a tutte le istituzioni, con gli stessi criteri”. Più che giusto. Epperò al momento non ci sono alternative allo stato di tensione costante volto alla ricerca del juste milieu.

Anche se si impegnerà in una nuova battaglia, appare chiaro che il difficile per Sgarbi è che oggi non ha un protettore, come un tempo era Berlusconi. E questo spiega la deferenza nei confronti del presidente del Consiglio.

E non c’è bisogno di indagini come quella di Graziella Magherini, la psichiatra che, dopo anni passati in un pronto soccorso di Firenze, scoprì il perchè dei frequenti svenimenti dei turisti. La gratitudine e il rispetto di Sgarbi per Meloni rimandano a cose più banali: di mamma ce n’è una sola oppure la mamma perdona sempre.