La comfort zone del potere

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Risulta che Giorgia Meloni abbia, ormai da tempo, incominciato a fare pulizia nel suo partito. Questo sarebbe avvenuto proprio a Palermo, molti anni fa. Rinnovare può essere, per lei, uscire dalla propria comfort zone.

Può sembrare improprio usare un concetto psicologico, quello stato nel quale un individuo si sente perfettamente a suo agio, come è appunto Meloni in FdI. Ma la metafora è efficace, tanto più che l’anello esterno alla comfort zone è la zona di apprendimento, come sembra essere l’Europa. E intorno, c’è la zona di pericolo, Russia e dintorni.

D’altra parte, dubitiamo che siano le inchieste nei gruppi giovanili o singoli episodi a dare la misura dell’affidabilità di un partito. Piuttosto, rimarcano l’esaurirsi di un metodo di valutazione dei partiti personali fondato eminentemente sull’indagine sul comportamento o della personalità dei leader.

Non si può chiedere solo alla destra di fare pulizia, quando la comfort zone del potere progressista vede il permanere di grumi di radicalismo violento e settario

Per Emmanuel Macron, oltre alla presunta boria, valeva la relazione non convenzionale con Brigitte, diventata fatto politico.

Per Silvio Berlusconi, nel suo passato di imprenditore, le scelte personali legate alla paura dei sequestri, persino la pettinatura, le battute.

Per Gianfranco Fini bastò una maledetta casa, ma più per la famiglia che per la casa e per Massimo D’Alema la barca, ma non per la barca, quanto per l’evocazione borghese edonista che essa incorporava.

Donald Trump diventa leader proprio in quanto aduso a passare sopra le regole, un difetto che a un certo punto viene palesemente percepito come qualità.

E, oggi, Jordan Bardella piace proprio perchè non viene da una delle grandi scuole di amministrazione, allorchè la Francia ha scelto di bocciare i primi della classe.

Per Giorgia Meloni il partito è stato verosimilmente una famiglia e, allargando o sostituendo gruppi dirigenti, rischia di trovare persone affidabili ma ciniche e opportuniste, come ha correttamente fatto notare Paolo Mieli.

In ogni caso, non si può chiedere solo alla destra, quando la comfort zone del potere progressista vede il permanere di grumi di radicalismo violento e settario, espressione di quello zoccolo duro che ha radici nella Resistenza, è rimasto in vita durante gli anni di piombo ed è, poi, rinato, per cultura e metodi, nelle Procure.

Ciò che rende indifferibile la riforma della magistratura, passaggio che può restituire serenità a chi chiede giustizia e a chi la amministra e, quindi, all’intera comunità nazionale.

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