Nuova Europa e nuova televisione

ph Colin Maynard on Unsplash

L’irritante e stucchevole supponenza nei confronti di Donald Trump lascia il tempo che trova, soprattutto quando proviene da personaggi dalle improbabili frequentazioni, sia in America che in Italia. Il collo girato con astio da quella parte nasconde una immaturità di fondo, una sbiadita percezione del proprio ruolo.

Che si tratti di Germania – che è il punto dove è franato il rapporto trentennale con la Russia – o della Francia – centro europeo dei problemi di natura culturale e religiosa che stanno infiammando e insanguinando il Vicino Oriente – l’Europa non può temere di fare un vero grande salto verso il futuro. Quello che porta ad una unità politica con decisioni coerenti e per ciò stesso efficaci, perentorie.

Non sarebbe un salto verso l’autoritarismo, una dittatura su scala diversa dopo quelle nazionali del Novecento. Invece sarebbe una presa di coscienza vera, rispetto, dedizione verso le aree deboli del Continente, verso regioni marginalizzate, come il Mezzogiorno d’Italia. Sarebbe capacità di contrastare la pressione delle multinazionali e difesa delle produzioni (anche culturali), delle risorse umane, materiali e immateriali europee e, quindi, nazionali.

La corruzione, che è il veicolo principale attraverso il quale rampanti e arrembanti autocrazie cercano di penetrare uffici pubblici e manipolare uomini e decisioni, avrebbe gioco difficile se ci fosse, finalmente, una autentica e funzionante opinione pubblica europea.

Parliamo di una arena nuova, dotata di strumenti e persone addestrate al decollo di un dibattito che riguardi la intera comunità europea e le sue scelte, senza mortificare le identità e ragioni delle nazioni che la compongono. Le idee espresse da Piersilvio Berlusconi a proposito di televisione corroborano questa visione.

Entrambe, una unione funzionante e democratica e una opinione pubblica efficace sono parte dello stesso disegno – simul stabunt simul cadunt – poco importa se si comincia da una cosa o da un’altra. L’Europa nuova probabilmente nasce dall’emergenza: il ritrarsi degli Stati Uniti o una ridefinizione del suo ruolo, ondate di terrorismo più aggressive o il permanere dell’incertezza nel rapporto con la Russia. Ma il percorso è avviato da tempo, ormai, e non si torna indietro.

Erasmus, ma non solo, garantisce oggi nuove generazioni che hanno fatto molte esperienze, flessibili, multilingua e con competenze diversificate. Un recupero delle tradizioni europee e una verosimile virata in senso conservatore può fare bene, bilanciando alcuni eccessi.

L’Europa deve marcare la differenza tanto dagli Stati Uniti quanto da un mondo globale che sceglie forme non democratiche di organizzazione politica. La nuova televisione, quindi, non sarà ne a Stelle e Strisce ne nazional-popolare come era nel secolo scorso, ma qualcosa che non c’è mai stata prima. Come l’Europa del futuro. L’America, magari, resta il fratello maggiore. Ma ciò non può obbligare a non diventare mai adulti.