Palermo, che fare?

Palermo, che fare?

L’ anno che si chiude, il 2018, è stato, per Palermo, l’ anno della cultura. La città, la cui storia è incardinata nella storia dell’ Occidente, Palermo, ha riguardato tutto e tutto ha riguardato la città. L’ anno di Palermo capitale della cultura doveva, idealmente, chiudere la stagione delle stragi fondata su un altro (speculare?) primato: Palermo capitale della mafia. Un anno, quindi, che chiude un anno che chiude. Il paradosso potrebbe creare un certo disorientamento, quasi un senso di vuoto. Che inaugura una navigazione verso l’ ignoto.”Au fond de l’Inconnu pour trouver du nouveau”.

C’è una crisi di regole, di identità e di soldi

E’ evidente che l’ amministrazione della città vive una crisi di regole, di identità e di soldi. In questo Palermo è come Roma, Napoli o Torino. Ma non può esserci solo questo. E, infatti, non c’è solo questo. Gli imprenditori pensano che una comunità si fondi sul denaro, sul benessere, sul commercio. Sbagliano, perchè è questo ma non è solo questo. La crisi che attraversiamo, infatti, è politica nel senso profondo che merita l’ espressione. Non c’è (più) al Comune di Palermo una guida salda degli uffici né a livello dirigenziale né, soprattutto, a livello politico. L’ amministrazione comunale è diventata così debole da non essere considerata neanche un appetibile bersaglio di critiche. Rischia di essere semplicemente ignorata. Neanche lo stato comatoso dei servizi provoca quasi più reazioni.

Il disordine è figlio dell’ anarchia

Chi tiene le redini della città appartiene virtualmente al passato. Ogni giorno l’ ufficio stampa del Comune rende conto di sequestri, contravvenzioni, provvedimenti punitivi contro ambulanti o parcheggiatori abusivi. Uno di questi viene multato sul “posto di lavoro” con addosso 16 mazzi di chiavi. Ma la notizia, che fa sorridere, è la fiducia che gli viene accordata dalla gente. Palermo è una città disordinata, il cittadino è ineducato, l’ automobilista indisciplinato. Ma questo disordine è figlio dell’ anarchia, della latitanza dei vigili, del pressapochismo degli impiegati, della scortesia del personale comunale. Il caos deriva dallo scarso senso di appartenenza alle istituzioni pubbliche, dalla mancanza di decoro, dalla poca credibilità.

E’ un declino cominciato almeno un ventennio fa e sul quale soffia, in Italia, un vento di destra che, via via, diventa sempre più flebile, che non trova le parole. Le risposte giuste, insomma, a domande legittime. Infine, c’è il tema delle scelte. Una riguarda la mobilità cittadina. Sarebbe importante che la società civile facesse sentire la sua voce. Quella che, a suo tempo, non alzò la voce abbastanza fino a subire uno sviluppo edilizio aggressivo e compatto, col quale ancora facciamo i conti. Se non sarà la società civile a scegliere su bus, tram, metro, se puntare  sull’ elettrico oppure no, sarà la società politica. Quella alla quale appartiene il sindaco Leoluca Orlando recentemente iscrittosi al Partito Democratico.

La cosa più importante: la pianificazione urbanistica

Le scelte più importanti riguardano la pianificazione urbanistica. Ormai il vecchio centro ha imboccato la strada giusta. Ci vorrà ancora del tempo per raggiungere il traguardo e viverci come nelle città che hanno cominciato prima di noi a lavorarci. Riqualificare l’ offerta commerciale, intanto, e poi il turismo che merita la città ma, almeno nella percezione di residenti, viaggiatori, palermitani d’ Italia e globali, il centro storico è cambiato. Ma la città è fatta dalle borgate marinare, da Brancaccio, da Altarello, da Strasburgo e dintorni, dalla Zisa, dalla Noce e da Cruillas. La città è via XX settembre. Poi c’è la grande Palermo, quella che contiene Partinico e Bagheria e che invoca di essere messa in rete. Viviamo il tempo della rete e delle reti ma con le strade bucate, i ponti crollati e le lampadine fulminate.

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