Paolo e l’ albatro

Caravaggio, la conversione sulla via di Damasco

Un luce dal cielo avvolge Saulo, lo butta in terra, è invisibile. Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti? Saulo viene accecato da una potenza superumana. Che Dio mi fulmini, come si dice. Il dramma dell’ uomo è in quella potenza, in quella invisibilità. Il poeta ascolta se stesso, cercando un equilibrio,  l’ architettura dell’ universo nella parola, cerca di farsi Dio.  Ma questa aspirazione è presto delusione, malattia, torpore, diremmo depressione.  Una vicinanza  a Dio difficile da essere accettata. Per questo, l’ eterna grettezza dell’ uomo di fronte alla grazia diventa tormento, avversione, umiliazione e oblio. Ses ailes de géant l’empêchent de marcher,  con le sue ali da giganti l’ albatro baudelairiano si impiglia nel cammino della vita. Stare in alto diventa una condanna. Saulo ovvero Paolo, il grande fondatore della cristianità, è il principe, princeps, colui dal quale tutto ha inizio, che tramanda il verbo del re crocifisso.  Ma porta il nome del re persecutore dell’ altro principe, quel Davide che diventerà re d’ Israele. Folgorato sulla via di Damasco, Saulo è accecato dalla luce divina. Il volo negato dell’ albatro è la parola negata all’ uomo. Chi può parlare non può sentire, chi può sentire non può vedere. Una giustizia incomprensibile, che sfugge alle mani dell’ uomo come un pesce guizzante ancora vivo. Troppa grazia, si dice, quando la bellezza o la vita sono in eccesso, trabordano e diventano fugaci o effimere, la candela che brucia da due parti che si consuma in metà tempo.

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