Perchè a Meloni serve Zemmour

Carlo alla battaglia di Poitiers. Olio di Charles de Steuben, dipinto tra il 1834 e il 1837 (Versailles)

Tra le tante cose che sono state dette e scritte su Éric Zemmour, leader del partito francese Reconquête, una sembra plausibile: non offre soluzioni, è un termometro che misura la febbre (si disse a suo tempo della Lega in Italia e vedi come è andata).

Effettivamente un giornalista – polemista facilmente assume posizioni radicali. Ma, nel caso di Zemmour, andrebbe ricordato che tali posizioni vengono espresse e coerentemente mantenute intatte da qualche decennio.

D’altra parte l’Italia ha molto da imparare dalla Francia. Non tanto per la manifattura o nel campo della lirica ma sui principi, sull’onestà intellettuale. Che la destra non sia riuscita a liberarsi dei propri complessi di inferiorità e dal senso di colpa che l’ha marginalizzata per un lungo tempo, Zemmour lo ripete da un quarto di secolo.

“Io rifiuto le parole della sinistra, penso che la battaglia sia innanzitutto semantica…lei rifiuta di combatterla e riprende il linguaggio della sinistra. Marine Le Pen si sottomette intellettualmente e, quindi, politicamente alla sinistra” è una dichiarazione che Zemmour ha fatto nel 2022 quando, prendendo il 7 per cento dei voti alle presidenziali, ne ha tolti alla rivale a destra.

Se Giorgia Meloni è oggi premier in Italia evidentemente ha fatto un passo avanti che le consente di misurarsi con Zemmour senza paura. E certamente non gli farà conquistare il Nord Italia, che continuerà ad essere italiano con aziende italiane, e con una inequivocabile somiglianza con la Francia, frutto di plurisecolari interscambi ed empatie.

Ma, oltre a quello dell’immigrazione, che è il più problematico e difficile da interpretare se non sei francese, ci sono altri temi non meno importanti. La critica al potere giudiziario, che in Francia ha mutato ruolo negli anni, pur con sfumature diverse che in Italia, risale pure agli anni 90 quando il giornalista pubblicò un saggio che tradotto in italiano è “Il colpo di stato dei giudici”.

L’Europa nera di Zemmour evocata sulla stampa italiana rimanda al Cavaliere Nero del 1994, il ritratto della discesa in campo di Silvio Berlusconi che veniva immortalato sulla copertina dell’Espresso col fez, quando il magazine sosteneva con ardore la causa di Mani Pulite.

Lo stesso presunto putinismo del francese richiama quello di Silvio Berlusconi che dovette bilanciare le sue opinioni, prima abbastanza esagerate, allorchè, con la guerra in Ucraina, è saltato ogni equilibrio (e nel mondo, figuriamoci in Italia).

E’ sicuro il segretario di Forza Italia Antonio Tajani – persona perbene – di non condividere nemmeno una parola del cugino francese che, per inciso, essendo di origine algerina, a un siciliano potrebbe pure venire fratello?

E’ chiaro che Francia e Italia sono due paesi diversi, simili, alleati ma in competizione, ed è sempre un problema paragonarli, trovare le differenze, farli dialogare. Spesso intervengono fattori emotivi, irrazionali, pulsioni.

Ma proprio per questo le mosse di Giorgia Meloni vanno valutate con cautela. Metti che qualcuno si mette a dialogare con Mosca. Magari è meglio trovare un amico a Parigi.

vedi

Il dilemma delle destre