Se alla toga imponi la crocetta

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Ogni lettera dell’alfabeto ebraico è molto più di un segno. E quella lettera che indica la giustizia rimanda al Nord, il Settentrione, identificato come luogo delle sfide. Sono connessioni da prendere con filosofia, senza pretese di scientificità.

Ma Carlo Nordio, Ministro della Giustizia, si trova a gestire una contesa che dura da decenni. E’ dai tempi del decreto che depenalizzava il finanziamento illecito ai partiti che tutti – ministri, governi e più di un presidente della Repubblica – affrontano una cosa più grande di loro.

Da quando il pool Mani Pulite, era il 1993, si presentò in conferenza stampa che sembravano gli intoccabili del film di Brian De Palma vestiti da Giorgio Armani, per pretendere ed ottenere il ritiro del menzionato decreto.

Profuma di America il test psicoattitudinale per le toghe di cui tanto si discute. Ricorda quegli oggetti da infilare nel buco corrispondente che servivano a giudicare gli immigrati ad Ellis Island, esasperando l’angoscia del momento.

La crocetta da mettere sul modulo prestampato, prima degli orali e dopo gli scritti, rende il giudice imputato, anche se il test Minnesota è usato per i militari e le forze dell’ordine dagli anni Ottanta del secolo scorso.

Vengono in testa cose come sua Eccellenza sul lettino per fare un’esperienza nuova o magari un pm in colpa per aver tenuto in carcere uno che passava di la per caso. Lo strizzacervelli mette in dubbio la virile razionalità romana, col celebre quesito Ti piacciono i fiori? e relative battute da caserma.

Eppure è verosimile che la categoria – logicamente più di tanti cittadini – abbia effettivamente subito il trauma delle stragi, epilogo di decenni di subordinazione alla politica. Ed è altrettanto facile che tale subordinazione tanti complessi d’inferiorità abbia a suo tempo provocato.

Per avere la certezza che i giudici sono stati condizionati dagli eventi bisognerebbe fare un test, ma sono in programma dal 2026. Nel frattempo, abbiamo avuto qualche decennio di protagonismo indecente, deliri di onnipotenza, trame volgari, depistaggi, disonore, affari.

Oggi il rischio è mettere sotto ricatto la giustizia del futuro e non quella che ha ridotto ad un cumulo di macerie non solo la giustizia, ma strutture portanti delle istituzioni e la fiducia della gente. Una risposta potremo darla tra 30 anni, quando torneremo a rivangare il passato (contemplando nuove macerie).

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