Se la porta non si chiude

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Francesco aveva suggerito di “mettere un piede nella porta di un Paese che si sta chiudendo” riferendosi alla Cina. Aveva intuito che il mondo stava cambiando, che quella disturbante relazione, voluta da Kennedy nel famigerato viaggio a Roma del 1963, era finita. E allora, qualche anno fa, il Papa ha inaugurato la stagione della porte socchiuse.

Sia chiaro che conviene anche alla Cina – dove c’è un complesso rapporto tra burocrazia di partito e sistema delle imprese – evitare brusche separazioni. Ma, nel frattempo, tenere la porta chiusa ma non troppo è diventato l’esprit di questo tempo.

Nel febbraio 2022 il presidente del Consiglio Mario Draghi, durante l’informativa alla Camera sulla guerra appena scoppiata, riferiva del presidente ucraino che lo aveva cercato, di un appuntamento telefonico e di una chiamata mai fatta “perché il Presidente Zelensky non era più disponibile”.

E quegli rispondeva “Today at 10:30 am at the entrances to Chernihiv, Hostomel and Melitopol there were heavy fighting. People died. Next time I’ll try to move the war schedule to talk to Mario Draghi at a specific time. Meanwhile, Ukraine continues to fight for its people”.

La prossima volta proverò a fare spostare l’orario dei bombardamenti, postò con garbato umorismo di chiara origine ebraica Zelensky, mettendo implacabilmente in luce l’ambiguità del contesto nel quale si trovava il professor Draghi. Costretto a bilanciare i diversi orientamenti, compreso quello filo-russo, presenti nella sua maggioranza e che, poi, avrebbero fatalmente portato alla crisi del suo governo.

Giorni fa Giorgia Meloni era in Parlamento. “Mi ha molto colpito che si sia fatto riferimento al grande gesto da statista del mio predecessore Mario Draghi e la foto in treno verso Kiev con Macron e Scholz. Per alcuni la politica estera è stata farsi foto con Francia e Germania quando non si portava a casa niente” ha detto. E qui ancora ambiguità, perchè l’accusa è al Pd, ovvero il soggetto promotore della politica estera, ma, sebbene mediato, il riferimento è al proprio predecessore, ovvero Draghi.

La politica non è fatta di amicizia meno che mai di lealtà, ma di rapporti funzionali alla conquista e alla conservazione del potere. E allora, dopo le convergenze parallele, il potere di coalizione, il Berlusconismo e il vaffa, eccoci alle porte socchiuse.

In fondo Meloni non ha problemi diversi da Draghi. Entrambi dovevano e devono mantenere fedeltà all’Occidente, Usa ed Europa ed entrambi insieme, sapendo che una volta alla Russia una volta all’Ungheria bisogna lasciare la porta socchiusa.

Evocando un senso di mistero che contrasta con la (sovra)esposizione condivisa e promossa che tutti conosciamo, la porta socchiusa è l’ultima moda o l’ultimo modo escogitato per stare al mondo, nel mondo che è ancora globale ma, ormai, non è più globale.

Forse l’ultima declinazione del modo borghese di interpretare le cose, mentre tutto è modellato dalla mentalità borghese. E’ il tempo della ricerca del giusto mezzo, quando tutto è già diviso in due. Per paura di cadere. O per rendere meno penosa la pena di restare in piedi.